Svelato il segreto dei diamanti blu: ecco perché sono di questo colore
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Svelato il segreto dei diamanti blu: ecco perché sono di questo colore

Svelato il segreto dei diamanti blu: ecco perché sono di questo colore

I diamanti blu, particolarmente amati dalla regina Maria Antonietta, hanno finalmente svelato il segreto del loro intenso colore. A scoprirlo sono stati i ricercatori del Gemological Institute of America in collaborazione con l’Università di Padova, con uno studio recentemente pubblicato sulla celebre rivista Nature.

L’origine di queste gemme, divenute famose grazie a pezzi come l’Hope Diamond (o “blu di Francia”, posseduto appunto da Maria Antonietta) che, con i suoi 300 milioni di euro di valore, si trova attualmente esposto allo Smithsonian National Museum di Washington, sarebbe da ricercarsi nelle profondità degli oceani.

Secondo lo studio pubblicato su Nature, infatti, i diamanti blu avrebbero avuto origine sul fondo del mare e proprio grazie alla loro collocazione sarebbero riusciti a ottenere il loro caratteristico colore. Questo, in particolare, sarebbe il risultato della presenza di boro negli antichi oceani superficiali, la maggiore sorgente terrestre di questo raro elemento chimico.

Spiega Evan Smith, del Gemological Institute of America: “Questi diamanti sono estremamente preziosi ed è difficile ottenerli a scopi di ricerca, ed è molto raro trovarne uno che contenga inclusioni di minerali”.

In quale modo, allora, il team di ricerca è riuscito a ottenere i suoi risultati? Grazie allo studio di una collezione di ben quarantasei diamanti provenienti da Africa, India, Sud America e Borneo, e tutti contenenti tracce minerali. Secondo le analisi, queste pietre si sarebbero formate nelle rocce esposte a estreme condizioni di temperatura e pressione, come quelle che giacciono a una profondità compresa tra i 410 e i 660 chilometri. Nella pratica, queste rocce si trovano negli strati compresi tra la crosta e il nucleo terrestre. Con l’ausilio di un particolare strumento a raggi X, è stato possibile individuare e identificare molte delle inclusioni presenti nelle pietre analizzate, e calcolare persino le profondità a cui queste si sono formate. Ed è stato proprio in questo modo che gli studiosi hanno scoperto che il boro degli antichi oceani è stato incorporato nelle rocce chiamate “serpentiniti”. Le rocce sarebbero state successivamente portate in profondità dai movimenti delle placche terrestri, e lì avrebbero rilasciato sulla l’acqua che avevano incorporato.

Spiega lo studioso Fabrizio Nestola, dell’Università di Padova: “La maggior parte di quest’acqua risale verso la superficie terrestre, ma una piccola frazione viene intrappolata in altri minerali che a loro volta vengono trasportati a profondità ancora più elevate, dove ad un certo punto rilasciano un fluido contenente il boro degli oceani antichi e altri elementi”. E se sufficiente carbonio è presente tra questi elementi, ecco che si generano le famose pietre blu!

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